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MONTALE E IL MERIGGIO

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Il caldo dei pomeriggi d'estate, fra le vie di terra battuta di un paesaggio mediterraneo è la parafrasi della vita, che con le sue difficoltà ci conduce per il mondo.

Meriggiare pallido e assorto è uno dei primi componimenti di Eugenio Montale, appartenente alla prima raccolta, Ossi di seppia, pubblicata nel 1925. Vi compare il motivo predominante della raccolta, quello del paesaggio arido e scarnificato. Qui è un orto battuto dal sole nelle ore più calde del giorno.

La poesia è formata da quattro strofe di varia lunghezza, la prima e la terza in rima baciata (AABB), la seconda in rima alternata (CDCD), mentre nella quarta compaiono delle consonanze.

Il paesaggio in Montale non si apre all'uomo, ma vive in se stesso, chiuso nella propria realtà incomunicabile.

Il "sole che abbaglia"  è luce che non lascia vedere; di qui uno stupito e dolente ripiegarsi su se stessi, nel tentativo di ascoltare e di comprendere il "travaglio" della "vita", che resta tuttavia misterioso e indecifrabile.

L’esistenza è un cammino lungo una "muraglia" con in cima "cocci aguzzi di bottiglia" che impediscono di oltrepassarla per comprenderne con certezza il vero significato

02/07/2021

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